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Nel febbraio '98 mentre sto girando in pista al crossodromo 3 ponti di Ravenna una "crew" di teppisti da strapazzo si introduce nella mia auto procurandomi più dolore al cuore che danni al portafoglio.
Come ci sono scarfaggi che rubano nelle chiese allo stesso modo questi ignobili parassiti hanno profanato un luogo di culto pagano, un tempio dello sport dove non ci dovrebbe essere spazio per altro.
Lasciai in bacheca della pista questo testo nella ingenua convinzione che lo schifoso lo leggesse e prendesse bene coscienza di ciò che valeva nella società: quanto una merda.
(del telefonino e del resto non mi interessava un fico secco)

Cervia 22 febb 98
Lettera aperta per quel personaggio che sabato scorso 21 febb all’interno del paddock del campo di motocross “3 ponti” di Ravenna, mentre la maggioranza dei presenti si divertiva in pista e fuori approfittando della magnifica giornata, si e’ introdotto nella Fiat Uno con annesso carrello portamoto di un motocrossista amatore sottraendo un paio di cose.
Quell’amatore sono io, ho quarant’anni anche se non li dimostro e purtroppo sono l’immagine di De Coubertin (povero fesso!) , ero amatore anche 17 anni fa’ quando con tenda e carrello mi facevo 600 Km per disputare il “Boy Cross” sapendo in partenza di rimanere fuori gia’ al sabato contro i migliori cadetti e junior del momento (io, che se guadagnavo una finale in una gara regionale mi commuovevo alle lacrime).
Quell’amatore che ha disputato le prime gare con un cocktail di rottami (ci sono foto documentarie) assemblato con coraggio assieme agli amici e che con una sola gomma faceva quattro gare (se non pioveva).
Ho smesso, e dopo anni ho ricominciato, il fisico non e’ ovviamente piu’ lo stesso e il coraggio pure, ma il divertimento si.
Sono fortunato perche’ ho un buon lavoro e posso permettermi una moto di tre anni fa (comunque superiore alle mie possibilta’ di pilota)  ma il mio abbigliamento tecnico pittosto datato fa capire molte cose; sacrificando tempo ad altre attivita’ posso girare una volta alla settimana.
Avrei potuto amaramente sorridere e forse comprendere se oltre a svuotare con perizia il mio portamonete, tu ti fossi prelevato, che so: i guanti, gli occhiali o la chiave dinamometrica.
Invece cosa fai?
Ti prendi uno stupidissimo telefonino: stupido feticcio di una altrettanto stupida generazione di stupidi smidollati della quale potrebbero forse fare parte anche i miei figli, se ne avessi.
La delusione cocente e la rabbia non e’ per le 600.000 lirette (che per me sono tante e per te forse sono solo 12 pasticchette) o per lo stupido telefonino, di proprieta’ dell’azienda che mi da il pane (considerando comunque i grossi problemi per il mio lavoro che cio’ comportera’) ma nel fatto che tu non sei un appassionato di moto o di corse o di sport, che non eri li’ per vedere, sentire e godere; che una merda, quale tu sei, ha profanato un ambiente sacro; un ambiente dove non serve conoscersi per essere amici o per condividere la stessa passione.
Ti invito a tornare nella tua curva degli ultras dove lo sport equivale a scannarsi a randellate.
Io ho un profondo rispetto per la vita umana e non sono solito lanciare invettive o maledizioni ma mi permetto di auspicare almeno un grippaggio devastante del tuo stupidissimo, rumorossimo scooter truccato (sono certo che ne possiedi uno, sicuramente rubato viste le tue attitudini).
Siccome cio’ che e’ all’interno del tuo cranio non corre sicuramente il rischio di essere danneggiato dalle microonde del mio telefonino, ti auguro che il piccolo tesoro, che ti sei guadagnato con il sudore freddo della paura, ti serva a pagare solo una parte di una delle innumerevoli rate dell’anticipo sul conto di quel macellaio sadico del tuo dentista.
Mi fai schifo

Bruno Sforzini

12/09/2018
L'ora in Italia:
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